Visualizzazioni totali

lunedì 1 giugno 2015

CINQUE ANNI


Cos'è un poeta.....

" accendere una lampada e sparire
questo fanno i poeti,
ma le scintille che hanno ravvivato,
se vivida è la luce,
durano come Soli.
Ogni età una lente 
che sparge
il loro calore"
              ( Emily Dickinson )


Come dire, Paolo, che la tua voce risuona sempre attorno e dentro di noi.
Ci manchi più che mai.

domenica 7 dicembre 2014

Letterina di Natale


“Caro Gesù Bambino

Non ricordo quando Ti ho scritto l’ultima volta. Il tempo passa e i ricordi si annebbiano: restano solo sensazioni, emozioni, ritagli di immagini e di storie. Sicuramente scrissi per chiederti qualche giocattolo che regolarmente non arrivava o se arrivava non era esattamente  quello che avevo chiesto. La scusa ufficiale nella “tua” risposta era che non ero stato bravo a scuola o con la mamma. Capirò poi che in realtà non c’erano i soldi per quello più bello. L’ho poi scoperto quando in un bel Natale mi svegliai nel cuore della notte e intravidi nella penombra mia madre che depositava un pacco ai piedi del mio letto. Rimasi stupito, disorientato e ripresi sonno solo molto tardi. Al risveglio non sapevo cosa fare. Il profilo del pacchetto faceva ben capire che non conteneva quello che desideravo. Capii allora che avendolo portato mamma (e non Gesù Bambino) che il regalo non era quello desiderato per il semplice fatto che eravamo sempre nei guai coi soldi. Simulai allora entusiasmo all’apertura del pacco per non deludere mia madre. Non che fossi così buono di animo, ma mi avrebbe fatto star male vedere il viso di mia madre rattristato dalla mia delusione.
E’ da allora che son diventato ”adulto”? Alla scoperta che Gesù Bambino aveva  altro da fare che aiutare mia madre a far bella figura con me coi regali? Non lo so.
Son trascorsi decenni come un attimo e gioisco ora a vedere la fugace ma esplosiva gioia delle nipotine all’apertura dei doni (proprio quelli che avevano desiderato), anche se so che fra qualche settimana finiranno in cantina nel mucchio degli altri dimenticati e sepolti dalla noia.
Come vorrei che mia madre in punta di piedi, nella Notte Santa, depositasse ancora ai piedi del mio letto un pacchetto con dentro un Pinocchio in bicicletta di legno come allora. Crederei ai miracoli, alla Bontà che regna sovrana l’Universo, a Gesù Bambino…..Diceva il Leopardi che il meglio della vita sono le illusioni…….ma fai presto Bambino Gesù, perché ormai si fa sera nella nostra vita.
Eccomi a riscriverti, ma non per chiederti qualcosa. Neppure le classiche cose che i bimbi ti scrivono nella letterina ( su suggerimento dei genitori o della maestra, per lo più ) come: porta la pace nel mondo, dai da mangiare a chi non ne ha, fa che il nonno guarisca, etc. Ti scrivo per farti io alcuni regali.
Che presuntuoso, dirai. Un ometto creato che vuol fare un dono al Creatore e Re dell’Universo. Che coraggio!
Per carità, nulla di così maestoso da poterTi stupire o mettere in imbarazzo, vedrai.
Dato che anche quest’anno nascerai in una stalla, lontano da casa mentre i tuoi erano in viaggio per adempiere a una norma burocratica detta censimento (anche allora la burocrazia faceva dei bei danni, come pure le tasse), ti troverai al freddo e al gelo come dice la famosa canzoncina.
Ebbene vorrei poterti riscaldare donandoTi gli sguardi incantati dei bimbi sotto i cinque anni quando guardano il presepio appena costruito.
Vorrei donarti il sentimento di sdegno che riesce ancora a provare qualcuno per la povertà, l’oppressione, la violenza, la vendetta, l’invidia e le morti insensate nelle infinite guerre e prepotenze. Sdegno che non lascia il passo alla rassegnazione, all’abitudine, al senso di impotenza. Lo sdegno, invece, che riesce a muovere qualcosa di concreto e che cerca di completare il Tuo progetto di Regno in cui i miti erediteranno la terra e i fanciulli e i poveri di spirito saranno i primi nel Regno dei Cieli.
Vorrei donarti la bellezza dell’amore puro e silenzioso delle mamme che traghettano i propri bimbi verso l’età adulta rendendoli onesti, sicuri, generosi ed entusiasti del dono della vita ( più che della Playstation o dello Smartphone ). E rimangono silenziose sulla soglia nel vederli che si allontanano da loro per entrare nel mondo. Ce ne sono, sai, di madri così. Non solo quelle che stordite da follie o falsi valori  fanno del male ai propri bimbi, li trascurano o li sopprimono.
Vorrei donarti la speranza che prova, malgrado tutto, un padre che ha perso il lavoro e non cessa di cercarne o di inventarsene uno, perché si muore se si perde la fiducia in se e nel futuro. La disperazione è una malattia dell’anima contagiosa e mortale.
Vorrei donarti la stupenda emozione di un insegnante quando scopre di aver risvegliato una forte emozione negli allievi suscitando interesse, passione e forse una scelta di vita insegnando ed educando con passione vera.
Vorrei ancora riscaldarti con l’amore immenso che alimenta la scelta di donazione totale di chi sceglie la vita consacrata o di fare volontariato, anche quello spicciolo, non organizzato in associazioni ufficiali come il fare la spesa tutti i giorni per la vecchietta del piano di sopra, portarle su la legna, ascoltare per la ventesima volta il racconto della sua vita ( se non la ascoltano loro non c’è nessun altro, ahimè, che lo farà). La donazione totale non meno grandiosa di chi sceglie di essere un provocatore, una pietra d’inciampo. Parlo di chi segue i valori dell’onestà,  della semplicità, del non desiderare il potere, del non chiedere favoritismi o di accettare tangenti per vivere con più agio o in maggiore sicurezza economica, perché sanno che accettare tutto ciò è perpetrare il Male che crea solo altra infelicità e miseria.
La notte è lunga, Gesù, e tutto quel frastuono di pecore, pastori, angeli, l’abbaglio della cometa non ti lasciano dormire e piangi un po’. Maria ti stringe a se e riesci a tranquillizzarTi. Capita anche a noi la stessa cosa, sai, Gesù.. Abbiamo tutti momenti di sconforto nella vita, di disagio, di sofferenza, di umiliazione, anche da adulti, seppure talora orgogliosamente non lo lasciamo intendere. E’ questo un altro dono che offriamo: quello dell’amicizia che scalda il cuore, che ci fa ringraziare di essere al mondo, che ci dà la gioia della festa e il piacere della conversazione. Ci tira su di morale come quando Tua Madre ti stringe al petto. E penso ai tanti amici che colorano la mia vita, anche se lontani e i pochi affettuosi parenti che mi son rimasti, tante persone che ci stimano, ci vogliono bene.
Vorrei anche donarti delle cose stupende e senza peso, che fanno sorridere, sognare, commuovere, esaltare e rabbonire. Preziose ma senza prezzo. Parlo delle note musicali e delle armonie infinite che riescono a comporre e che sono la vera unica lingua universale. Forse nel Regno non ci parlerai con voce umana ne con parole, ma con armonie indicibili, chissà…..
Un altro dono incredibile (e non mi costa nulla) lo vedrai tu stesso appena ritornerà la Primavera. Qui da noi, in montagna, dopo il primo verde, è una esplosione di colori nei prati e nei boschi. Infiniti fiori di infinite forme che ogni anno riescono a stupirci. Vieni a vederli un altr’anno se non ci credi: valgono una vita e son di tutti, gratis.
Avevo promesso di non chiederTi nulla, ma disobbedisco. Un dono solamente Ti chiedo, per il resto vedrò di arrangiarmi da solo: lasciami la memoria delle cose belle, delle persone care, degli amici, delle emozioni vissute, dei dolori superati, delle speranze, del poco o tanto bene fatto e delle poesie quotidiane che viviamo magari distrattamente e di corsa. Lasciamele dentro insieme al tesoro di Amore che ci hai insegnato. Mi aiuteranno a continuare la strada e ringrarTi per avermele fatte vivere sempre al momento giusto.


Buon Natale e bentornato Bimbo nostro.”

sabato 31 maggio 2014

a Paolo: sull'amicizia

01/06/2014

Caro Paolo

per chi ti ha voluto bene l’appuntamento col ricordo e la nostalgia è quotidiano, ma i riti umani vogliono che nella ricorrenza annuale della scomparsa di una persona che ci riempie il cuore e la mente questa venga ricordata pubblicamente e con più forza.
Il tempo, è vero, rende meno crudele il dolore, ma non attenua affatto il bisogno e la capacità di ricordare.
Ti faccio ridere adesso.
Continuo a incontrare nei posti più impensati gente che ti ha conosciuto,  non solo in Valdigne o in Valle, e che ha provato stima e affetto per te. Tutti dicono cose belle e vere ricordando chi eri, come ti han conosciuto, il cuore che ci mettevi in ogni tuo impegno professionale, umano, sociale, ludico o politico che fosse. Molti concludono dicendo: ”eravamo amici“ oppure “molto amici“, creando in me un accenno di sentimento di gelosia. Adesso puoi ridere.
Pensavo di avere con te un legame di amicizia, intellettuale e ideale privilegiato, quasi unico al punto di farmi ripetere in tante occasioni che se mai avessi avuto un fratello avrei voluto fosse stato come te.
Poi penso e capisco al volo. Quando si è come te speciali, intensi, profondi nell’attimo che stai vivendo, si dà ad ogni incontro il carisma della totale dedizione, si esce da se stessi per essere tutto per l’altro, anche se si è oberati di lavoro, stanchi, anche nelle cose piccole o nel semplice ascolto di un disagio, timore, infelicità così come nella condivisione di un entusiasmo, di una poesia, di  una passione, di una festa.
Questo tuo avere tantissime persone che ti han considerato loro amico ( non solo “bravo”, ma proprio “amico” ) dice più di ogni altra cosa che valore hai dato alla tua vita e a quella di chi ti incontrava, consultava, frequentava.
 Paolo, continua a farci sentire ingiusto e incolmabile il vuoto che hai lasciato.
Ti dedico un brano che parla, appunto, dell’amicizia per sentire ancora un po’ il calore della tua presenza.

E un adolescente disse:
“Parlaci dell’Amicizia”.
E lui rispose dicendo:
L’amico è la risposta
al vostro bisogno.
È il campo che seminate con amore
e mietete con riconoscenza.
È la vostra mensa
e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui
e lo ricercate per trovarvi pace.
Quando l’amico vi confida il suo pensiero,
non negategli la vostra approvazione,
né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace,
il vostro cuore non smetta
di ascoltare il suo cuore:
Nell’amicizia ogni pensiero,
ogni desiderio, ogni attesa
nasce in silenzio e viene condiviso
con silenziosa gioia.
Quando vi separate dall’amico
non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi
ciò che in lui più amate,
così come per lo scalatore
la montagna appare più chiara dalla pianura.
E non vi sia nell’amicizia altro scopo
che l’approfondimento dello spirito.
Poiché l’amore che non cerca in tutti i modi
di spiegare sé stesso,
non è amore,
ma una rete lanciata in avanti
e che imprigiona solo ciò che non ha valore.
E il meglio di voi sia per l’amico vostro.
Se lui dovrà conoscere
il riflusso della vostra marea,
fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro,
per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno,
ma non il vostro vuoto.
E nella dolcezza dell’amicizia
ci siano risate e la condivisione dei piaceri.
Poiché nella rugiada delle piccole cose
il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.
                       ( Il Profeta : Khalil Gibran )





Ciao Paolo…..

venerdì 31 maggio 2013

lettera da qui

01.06.2013


“Ciao Paolo

   Ti riscrivo nel ricordo collettivo del giorno in cui ti sei trasferito dai nostri occhi ai nostri cuori e malinconie.
   C’è sempre nostalgia di te,  credimi, e te lo dico non per farti star meglio, ma perché è vero.
   Noi ci siamo impoveriti molto perdendoti, ma tu non ci hai perso molto lasciando questo mondo. Non parlo del pianeta che nella sua inconsapevole agonia rimane di una struggente bellezza. Bellezza di cui presi dalle nostre frenesie, impegni e fesserie non riusciamo più ad essere estasiati contemplatori. Mancano poeti che ce lo reinsegnino, messaggeri fra il reale e l’assoluto.Insomma manca gente come tu eri.
   Qui  succede ogni cosa: terremoti; la luce dolcissima sul viso di chi ama; guerre spaventose e ignorate in ogni dove a partire dalla vicina Siria; arcobaleni stupendi; maschi immaturi e ignoranti che tormentano e uccidono donne di cui non han saputo meritare l’amore e di cui si ritengono proprietari; destra e sinistra che fanno un Governo insieme studiandosi ogni giorno come pugili su un ring aspettando di sferrare il colpo decisivo all’avversario ma in realtà finendo di sgretolare il Bel Paese; la tua Sardegna che soffre in una crisi economica spaventosa e senza precedenti; sorrisi di bambini; lo Stato sociale che si sgretola sotto i colpi della crisi, della mala-gestione e degli egoismi; tramonti mozzafiato; amori che nascono, amori che muoiono; un futuro che non coincide più col lontano orizzonte o la dimensione del sogno, ma col perimetro dell’alloggio (fin che non sarà espropriato) e come domani la dimensione della sopravvivenza quotidiana; frane incombenti che cambiano il destino di tante famiglie.
   Abbiamo due Papi; un Presidente della Repubblica quasi novantenne perché il resto dell’Italia vale un po’ meno di lui per guidare questa “nave sanza nocchiero in gran tempesta”; Internet che dà un illusione di libertà, falsifica i rapporti umani mentre i veri giochi di potere sui nostri destini continuano a farli i soliti in altre sedi; scandali pubblici e privati enormi sulla nostra pelle ogni giorno al punto che non fan più notizia e ci rendono quasi indifferenti, apatici, rassegnati.
   Insomma, come vedi, nulla di nuovo sotto il Sole!
   Se tu fossi qui saresti ben preoccupato, Paolo, seriamente accigliato e indignato ogni giorno con delusioni umane e politiche profonde e dolorose. Noi vogliamo crederti, invece, impegnato con anime belle a discutere soluzioni, cercare significati, richiamare principi etici, declamare emozioni e letture poetiche sul Creato sensibile e ultraterreno in una luce di inimmaginabile bellezza. 
   Ricorda tutto ciò, Paolo, perché ne riparleremo non appena finito il nostro compito qui.

01/06/2013”

P.S.
Ho trovato una poesia ( di Antonio Mura ) che, spero, ti piacerà.

Morte. Appustis kara a lluna,
prùghere ispartinàu i’ss’univversu
ki es’ sa matessi sustànzia
diversa i’ ss’apparènzia.
Ma si tottu sas prantar
dessu sistema solare
ube zira’ssa terra i’ss’etternidade
paris ki’ssa luna morta
mi dan ispàzzios e lluke
e yyùbilor de birde ass’alligrìa,
inoke m’akkunorto, in kusta morte.

Ciao Paolo

giovedì 31 maggio 2012

Paolo Mannu: due anni di vuoto



Strade parallele

Rallenterò affinchè il suono dei miei passi
non copra il tuo respiro.
Tacerò per ascoltare il mosaico delle tue parole,
ancora
all’imbrunire.
Uscirò dall’osceno frastuono del mondo
e dalla sua razionale volgarità
per poter udire il tuo parlare lieve,
appassionato e fragile,
......lontano.
Mi fermerò fino a che mi raggiungerai
con i tuoi passi cadenzati
e stanchi
sul sentiero del distacco
e mi basterà.

venerdì 21 ottobre 2011

la grandezza dell'uomo



“ Io credo che la grandezza degli uomini si misuri con la grandezza dei loro sogni e con la loro capacità di realizzarli, ma ci sono sogni così grandi che fanno grande un uomo solo per essere riuscito a pensarli e per aver provato a realizzarli. Uno di quei sogni per cui vale la pena di vivere è vivere una vita che vale la pena di essere raccontata.”
( Lorenzo Licalzi )

martedì 31 maggio 2011

Emozioni condivise e inespresse


01/06/2011
Ciao Paolo
È un anno che quotidianamente viviamo la tua assenza, ma non si è interrotto il dialogo con te dentro di me e di molti di noi considerando quanto hai depositato nelle nostre menti e nei nostri cuori.
Manchi non solo ai pragmatici che stimavano in te il Medico capace e disponibile e che, bene o male, hanno rimpiazzato con altri Medici.
Manchi non solo a chi ti ha avuto come complesso compagno di vita per un lungo tratto del cammino e penso naturalmente a Christiane e figlioli.
Manchi a chi sapeva di avere in te una persona amica, attenta, riflessiva e dal giudizio onesto.
Manchi a chi ha goduto della tua poesia, del tuo entusiasmo vitale, trascinante e del tuo offrirti come attore teatrale per rileggere la realtà in modo ironico e bonario.
Manchi a tutti noi Paolo che sentiamo di non meritare del tutto la vita che ci è dato ancora di percorrere e che tu hai improvvisamente fermato nella dimensione della nostalgia. Noi che, pur orfani del tuo affetto, continuiamo a lavorare, sorridere, soffrire, infilarci nel letto tiepido la sera, bere un buon bicchiere in compagnia, sperare, arrabbiarci e tutte le altre storie della vita cui anche tu avresti diritto.
Manca l’affabulazione di cui eri capace parlando della Sardegna: terra di miti e saggezza  arcaica nei tuoi racconti.
    Sarebbe bello, prima che il tempo sgretoli spietato la memoria e le emozioni, che chi ti ha amato e ha gioito nella tua ricca amicizia raccogliesse tuoi aneddoti, episodi, riflessioni, suggestioni, battute, poesie e testi per poterci fare compagnia ancora nei giorni a venire del nostro viaggiare nel tempo. Che venissero fissate su carta queste cose e quanto di te ha lasciato una traccia nel cuore e nella memoria di chi ti ha conosciuto. Proviamoci per non smarrire quel senso della vita, del cammino fra gli uomini e della bellezza del mondo che tu inconsapevolmente e con leggerezza insegnavi.
Continua pure a dialogare con noi tutti Paolo, sei sempre prezioso.