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martedì 31 maggio 2011
Emozioni condivise e inespresse
domenica 16 gennaio 2011
Dottor Bassi e il Volontariato nel Soccorso

SI CERCA PER IL SOCCORSO UN UOMO
SI CERCA PER IL SOCCORSO UN UOMO:
Capace di rínascere ogni giorno nello Spirito del Soccorso senza paura del domani, senza paura dell'oggi e senza complessi del passato:
SI CERCA PER IL SOCCORSO UN UOMO
Che non abbia paura di cambiare, che non cambi per cambiare che non parli per parlare.
SI CERCA PER IL SOCCORSO UN UOMO
Capace di vivere insieme agli altri, di lavorare insieme, di sentirsi insieme di piangere insieme, di ridere insieme, di pensare insieme e di sognare insieme.
SI CERCA PER IL SOCCORSO UN UOMO
Capace di perdonare senza sentirsi distrutto, di vincere senza sentirsi onnipotente, di domandare dove c'è una risposta, rispondere dove c'è una chiamata, di portare la pace dove c'è l'inquietudine e di portare l'inquietudine dove c'è troppa pace.
SI CERCA PER IL SOCCORSO UN UOMO
Che sappia usare le mani per soccorrere, indicare la strada da seguire, accusare se necessario senza paura, accarezzare se necessario senza falso pudore e portare il soccorso dal forse del passato alla certezza del presente.
SI CERCA PER IL SOCCORSO UN UOMO
Senza molti mezzi ma con molto da fare, un uomo che nella crisi non cerchi altro lavoro ma come meglio lavorare, un uomo che viva nella struttura ma non per la struttura e non nella struttura.
SI CERCA PER IL SOCCORSO UN UOMO
Che trovi la sua libertà nel vivere e nel servire e non nel fare quello che vuole.
SI CERCA PER IL SOCCORSO UN UOMO
Che abbia nostalgia di Dio, della storia Umana, della Povertà, del Soccorso, della purezza del soccorso e obbedienza al soccorso.
SI CERCA PER IL SOCCORSO UN UOMO
Che non confonda la Spiritualità con il Sentimentalismo, la Chiamata conl'interesse, l'impegno con l'Ambizione, il Personalismo con l'efficienza.
SI CERCA PER IL SOCCORSO UN UOMO
Capace di morire per il Soccorso ma ancor più capace di vivere per attuarlo, un uomo capace di diventare maestro del Soccorso, Profeta del Soccorso, un uomo che parli con la sua vita di Soccorso. (Dott. Pietro Bassi ) Natale 1989
sabato 15 gennaio 2011
Il Dottor Bassi e Courmayeur
giovedì 3 giugno 2010
In morte di Paolo Mannu

Abbiamo sperato tutti, contro ogni evidenza, nel miracolo di riaverti nuovamente fra di noi, perdendo però di vista che il vero miracolo era già quello di averti avuto per tutti questi anni e nel modo in cui ci sei stato a fianco.
Hai saputo amare, Paolo, e dare un senso alla vita come pochi han saputo. Hai donato tutto il tuo tempo, le tue forze per stare con la gente, curarne le malattie del corpo e le ferite morali e psicologiche che le umane vicende provocano.
Il tuo “essere col popolo” non era una banale scelta populista o fideistica, ma l’espressione sincera, istintiva e naturale del pensare e agire per solidarietà, impegnandoti nel sociale secondo il miglior significato del concetto di “socialismo”.
Voglio citare, anche se è una cosa personale, una dedica che avevi scritto su un libro di poesie in lingua sarda donatomi anni fa:
verde amicizia
come le erbe
dei prati Sallereins
che ci vedono passare
ci guardano andare
ritornare
alla ricerca alla scoperta
di verdi speranze
per noi, per gli altri…..
Vi prego di fare attenzione a questa ultima riga : gli altri, cioè tutti noi, eravamo sempre nel suo cuore, nei suoi pensieri.
C’eri per curare, correre per lavoro, pensare, divertire e divertirti, arrabbiarti per le ingiustizie, consolare, indignarti contro l’uso corrotto della cosa pubblica, l’opportunismo e le menzogne. Leale nell’esporre con coerenza le tue idee, eri sempre attento ad ascoltare chi non era d’accordo con te, ostinato nel ragionarci insieme e ammettere , al bisogno e con rara onestà intellettuale, i tuoi errori di valutazione. Il tutto sempre con un rispetto umano per l’interlocutore difficile da trovare nella società d’oggi. In un mondo in cui ormai tutto ha un prezzo e quasi nulla più ha un valore, la tua generosità e onestà ti rendono un atipico e garbato provocatore delle coscienze.
Molti di noi ti han dato molto, Paolo, è vero, sia in termini di affetto, stima professionale, che amicizia. Ma con te i conti erano sempre in rosso, perché tutti abbiamo ricevuto da te assai di più di quel che cercavamo di darti.
Coi tuoi racconti, aneddoti, descrizioni ci hai insegnato ad amare la Sardegna, la tua splendida terra, e la sua fiera gente. Ne parlavi sempre con una luce bellissima negli occhi.
Questo tuo essere visceralmente attaccato al senso del dovere e all'ideale etico ti ha, come ben sappiamo, portato a donarti senza limiti trascurando sia la vita privata che la tua salute.
Il tuo amore per il bello e la capacità di stupirti in modo fanciullesco per ogni spettacolo della vita e della natura ti ha poi ispirato a celebrare e narrare con scritti, recite e poesie la commedia umana. Era il tuo modo di saper trovare nella realtà spesso mediocre, il bello, l’ironico, l’irripetibile.
Lo possiamo dire in molti, Paolo che la tua è stata un’amicizia rara, preziosa, profonda e leale. Cerchiamo di conservare, oltre alla melanconia, anche questa tua alta lezione di vita.
C’è solo una cosa che non ti perdoniamo: di lasciarci orfani della tua persona, della tua vitalità e della tua ricchezza interiore, ma come anche tu citavi da Shakespeare: siamo fatti della stessa sostanza dei sogni.
Da oggi cambia la vita di molti di noi, sai?
Cambia la vita di Christiane, Nicola e Oliviero che hai amato con intensità rara, in ogni bufera della vita come nelle giornate dolci e luminose. Renderà meno angosciante il loro percorso umano la consapevolezza di aver avuto un compagno e un padre di qualità rara e avranno modo di sentire quale e quanto affetto ha saputo seminare nel suo percorso professionale e umano.
So anche che a questo punto ti indigneresti per quanto vado dicendo, perché sei sempre stato uomo semplice, schivo, onesto e critico verso te stesso. Sapevi essere grande nella tua semplicità.
Passando da casa tua, Paolo, si vede esposta ancora la bandiera della pace, da anni ormai, anche se quasi tutti noi le abbiamo riposte.
E’ li fuori, tenera, provocatoria e scolorita dal tempo, come è scolorita la speranza di pace nel mondo sia fra i popoli che nel mondo del lavoro, che fra le singole persone. Tu abbandonavi tante cose, ma non la speranza e mi fai tornare in mente la definizione di pace data, non molto tempo fa , da uno dei pochi sopravvissuti dei bombardamenti di Hiroshima: “ Pace : è un cuore capace di sentire il dolore degli altri”.
Tu ci sei tutto in questa definizione.
Ciao, Paolo, grazie di esserci stato".

