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domenica 15 dicembre 2019

RACCONTO DI NATALE


Racconto di Natale

                                                  24 Dicembre, in un paese di una Valle stupenda

   Nella notte è scesa un po’ di neve. Mi sono svegliato come sempre molto presto cercando di lasciare nel buio della camera da letto i pensieri, i malumori e i problemi che il sonno non ha dissipati.
Ho parecchi lavori e impegni da sbrigare anche oggi, ma nel pomeriggio, prima che scendano le tenebre ho deciso che uscirò per farmi anche oggi una passeggiata nel bosco. Mi aiuta sempre a scaricare la cappa delle delusioni e dei guai che la vita accumula su spalle sempre più vecchie, sempre meno forti e speranze sempre meno credibili. Sarà il mio saluto alla natura che si abbandona al riposo invernale, un arrivederci a quando tutte le nevicate si saranno sciolte, a Primavera.
Domani sarà festa, Natale. Domani sarà tutto meno che una festa. 
Si, si ! La tradizionale Messa di mezzanotte, i canti, i presepi le luci, gli alberi addobbati, la messinscena della Natività con bimbi e ragazzi che il Parroco riesce a coinvolgere con sempre maggiore difficoltà, annoiati, distratti, che seguono la Messa guardando continuamente lo smartphone. Forse sarà colpa dell’ora tarda, forse per altro legato alla cultura del tempo. 
Natale; il bel momento atteso e idealizzato del pranzo con attorno i parenti, le persone che veramente contano nel nostro cuore, che ci ispirano sentimenti, amicizia, vicinanza, solidarietà, il dirci tutto il bene che ci vogliamo non ci sarà, non c’è più da anni. Ognuno per conto proprio, alcuni malmessi in salute, alcuni morti,  altri che preferiscono viaggi, cene in ristoranti, annoiati dal buonismo di occasione e dalla sagra dei bei sentimenti recitati e rimessi in naftalina dopo la mezzanotte. Forse meglio così, accettare la realtà anche se cupa e non vivere più di illusioni, attese…
Faccio colazione, guardo fuori. Ha smesso di nevicare e il panorama si stà aprendo fra fiocchi di nuvole che sembrano essersi impigliate nelle cime degli abeti, come se non volessero per pigrizia seguire le sorelle maggiori già alte nel cielo e in lenta navigazione.
Esco per l’ultimo giorno di impegni lavorativi prima della pausa natalizia.
Grazie al cielo mi sono sbrigato per tempo e a metà pomeriggio mi vesto con tutto quanto serve per non sentire freddo, penso a quale sentiero percorrere. Scarpe alte per non lasciar entrare la neve. Un bacio a mia moglie ed esco.

Ho scelto un sentiero facile, quasi in piano che corre nel bosco pochi metri sopra il livello del torrente. Il bosco è abbastanza fitto e poca neve è riuscita a penetrare fino a terra  formando solo sparute chiazze di neve, peraltro già marcate dalle impronte di camosci e lepri selvatiche. Conosco questo sentiero sasso per sasso, arbusto per arbusto. l'aria ha un profumo cristallino e gelido, piacevole. Ci sono dei massi che ho eletti a mio luogo di pausa, mi nascondono dal sentiero e mi siedo abitualmente sopra di loro per calmare il chiacchiericcio della testa, sentirmi parte del ritmo sussurrato  della natura, del suo stupendo mistero. A volte porto con me un libro. Sempre, dopo qualche minuto di immobilità e di respiro reso superficiale per non violare il silenzio prezioso del bosco, si ode il rumore e il lavorio di alcuni scoiattoli. Se il silenzio si protrae a volte giunge il verso lontano di un cinghiale, il salto lieve e deciso dei caprioli. A ben guardare vedi spuntare dai cespugli le loro orecchie. Sono sempre apparizioni magiche, piene di emozione. Oggi gli scoiattoli son già in letargo.
Non c’è che dire, qui si stà bene.
Poi riprendo il cammino e, come spesso faccio, sposto un ramo abbattuto dal vento, strappo degli arbusti che sbarrano il sentiero o sposto dei sassi che possono intralciare il cammino. 
Mi sono fermato vicino a un cedimento del terreno con un buco sul versante a monte del sentiero. Penso che può diventare pericoloso per un escursionista distratto e  cerco una pietra abbastanza grande per coprirlo. La trovo, è giusta, larga e piatta. La colloco e  ne controllo la stabilità. Bel lavoro.

Riparto, ma dopo due passi vengo paralizzato da una vocina debole quanto penetrante che mi dice, con tono irato e provocatorio, se son convinto
di aver fatto davvero un bel lavoro e se non fosse stato meglio che mi facessi gli affari miei. Mi guardo attorno ma non scorgo nulla, fin che vedo  spuntare da dietro un cespuglio spoglio di rosa canina un ometto alto non più di 20 – 25 centimetri che impugna con fare minaccioso un bastone e lo punta contro di me.
Mi viene da sorridere per il coraggio di quel piccolo…..gnomo. UNO GNOMO ?!?!
A questa parola sento come un pugno nel petto. Si, ho proprio pensato “gnomo”. Ma - penso - non esistono gli gnomi! Oddio, se ho le allucinazioni allora vuol dire che sto impazzendo. Comincia a battermi forte il cuore dalla paura e mi guardo attorno. Il bosco è sempre come lo conosco, è solo quel coso alto una spanna che si fa strada e viene verso di me chiedendomi strillando e rosso in viso se per caso non mi sono chiesto se quel buco non avesse, magari, la sua ragione di esistere ! E finitela voi uomini di voler sempre cambiare il mondo attorno a voi, peggiorandolo con la scusa di renderlo più bello, sicuro!. Le cose, tutte le cose, hanno un senso, un fine, un significato in quanto tali, un uso non necessariamente come lo intendete voi! Forse non per voi non hanno senso, ma per altri si. Vergognati! Era uno degli ingressi delle nostre abitazioni invernali!. 
Ma tu non esisti  penso,  non è che quella foglia che ho masticato prima per sentirne il sapore e che non conosco come pianta fà degli strani effetti?
Mentre cerco una spiegazione, l’allucinazione mi apostrofa dicendo in modo imperioso ”sono più reale io di te, caro signore” e avvicinatosi senza paura mi colpisce con forza – si fa per dire - sul polpaccio. Sento il colpo in modo netto. Allora, dico fra me e me, esiste davvero questo coso, questo gnomo. Le allucinazioni non fanno male, a meno che…..Mi blocco nel flusso dei pensieri ancora più atterrito quando mi rendo conto che questo coso mi aveva risposto senza che io avessi parlato, formulato il dubbio a voce. 
- Dimmi un po’, coso, ma tu leggi il pensiero? Non è possibile!
Mi risponde con un sorriso di compatimento dicendomi che se ciò è successo significa che è possibile, o no?!
- Hai ragione, dico, ma….Non finisco la frase che, sempre con voce petulante e indignata, mi dice che lui non è un “coso”, ma una persona con tanto di nome, chi credo di essere solo perché sono più grande di lui. Voi uomini, prosegue, siete convinti di sapere tutto e di essere padroni del mondo, vi sbagliate e prima ve ne renderete conto e meglio sarà per tutti.
Sono allibito e un po’ divertito dall’audacia del “coso”.
-Ti ho detto che non sono un “coso” accidenti, vedi che sei stupido come tutti gli uomini, mi urla lo gnomo.  Mi ha letto il pensiero un’altra volta. Mi sento nudo all’idea che capisca i miei pensieri prima che io li esprima con parole e questa cosa mi causa un certo imbarazzo. 
- Ma come fai a leggere il pensiero, gli chiedo.
- Tutti gli esseri viventi lo sanno fare, solo voi avete talmente riempito il mondo di rumore, di parole quasi sempre inutili o pericolose, di urla, di musiche oscene che non riuscite più a percepire le parole non dette, i sentimenti delicati non espressi, i bisogni degli altri non manifestati per vergogna o pudore, i sussurri dell'anima. Noi, nel silenzio della foresta, sentiamo la paura del cerbiatto, la fame del cinghialino, il richiamo solo pensato dei nostri piccoli. Nel silenzio però. Il rumore, le parole a vanvera, i motori, coprono questo linguaggio del silenzio, le sue mille tenui e profonde sfumature. Anche i vostri sentimenti cattivi, l’odio, l’invidia, la permalosità, l’egoismo, la paura, la voglia di vendetta sono come urla, mascherano soffocandolo il linguaggio non detto, intimo, profondo che noi usiamo abitualmente.
Sono esterefatto. Questo coso stà esprimendo concetti che nella loro apparente assurdità sembrano essere vere. Ci penso un secondo e devo ammettere che il rumore continuo in cui viviamo ci sottrae qualcosa di fondamentale e che il nostro stesso parlare, parlare, parlare raramente ottiene lo scopo di “dire”, di farci “capire”.
- Lo vedi che cominci a ragionare, mi dice il “coso”. Allora, finiamola qui, io mi chiamo Arnudh, chiaro?
Rispondo in modo affermativo. Nel mentre sento un fruscio fra le foglie e intravedo altri cappellini rossi come quello indossato da Arnudh, ci sono altri gnomi li dietro che sembrano attirati dal nostro dialogo. 
- Si, sono i miei parenti, risponde Arnudh intuendo la mia domanda.
- Ma quanto vivete, voi gnomi?
- 365 anni, ma non tutti. Qualcuno qualche minuto in più, qualcuno qualche minuto in meno.
- Minuti?
- Si, perché?
- Così. Ma com’è possibile che campiate 365 anni, non prendermi in giro?
- Già che voi sapete tutto e date un giudizio a tutto. Ignorante! Noi viviamo 365 anni che ti piaccia o non ti piaccia. La vostra presuntuosa e arrogante stupidità è il motivo per cui non vivete anche voi 365 anni come noi. Avete scoperto solo di recente come alcuni frutti, verdure siano salutari, curative, che l’aria avvelenata, gli eccessi fanno male. Noi ci cibiamo di quelle cose da migliaia di anni grazie alla saggezza raccolta dagli avi nel Testo dei Antichi Avi che ognuno di noi ha nella propria casa.
Noi viviamo a lungo perché non conosciamo l’odio, l'egoismo come voi, ci amiamo tutti e sappiamo che se ci sentiamo famiglia, gruppo, popolo sviluppiamo poteri enormi, perché l’amore può tutto, crea, abbellisce, fa star bene, fa amare la vita e la vita, sentendosi amata, ci fa vivere più a lungo. L’invidia e l’egoismo vostri uccidono, distruggono, dividono, creano solitudine, dolore. Vergognatevi!
- Ma, un momento, io……ma non termino la frase
- Tu sei come tutti gli altri, poco più, poco meno! Mi urla lo gnomo.
Sono allibito e non so cosa rispondere. Per cambiare argomento gli chiedo come mai gli gnomi non si fanno mai vedere, non comunicano con gli uomini.
- Perché non siamo né stupidi né interessati a ciò, risponde. Ci catturereste come animaletti simpatici e bizzarri, ci vendereste come i pappagalli, ci terreste al guinzaglio come i vostri cani, esibiti come oggetti di prestigio, ci esporreste nei musei o nei circhi per fare soldi. Ci obblighereste a vivere nelle vostre città avvelenate dall’inquinamento come Milano, Shanghai, Tokio, Città del Messico, Parigi, New York, Torino, avvelenati dai fumi e dalle mille porcherie che inventate ogni giorno. Ci dissetereste con acque avvelenate e puzzolente, ci nutrireste con le vostre schifezze e moriremmo rapidamente, malati, tristi come siete voi! No, meglio vivere qui!
Però, gli dico, che caratterino che hai Arnudh, noi uomini non siamo tutti come dici, molti di noi amano la natura, la ammirano, la rispettano. Pensa che c’è gente che appena può và a vivere nella natura, medita nella natura, abbraccia gli alberi….
- Mmmmfffh! – dice Arnudh, mmmfffh! Andate “nella natura”, come dite voi, prendendo quelle vostre auto velenose, gli aerei che sparano tonnellate di fumi e solo per cercare di compensare la disarmonia e le frustrazioni che vi causa la vita frenetica e malata che vi siete scelti di fare. Lavorate per far soldi, comprare oggetti, comprare vacanze che servono a “riequilibrarvi” dalla frenesia convulsa, dalla mancanza di rapporti umani veri, caldi, disinteressati. Li conosciamo i vostri soloni “ambientalisti”. Tranne pochi, sono tutti lupi travestiti da altruisti o dei radical chic, dei vanitosi e supponenti salutisti alternativi, aristocratici snob. Per lo più han capito che si possono far soldi anche recitando la parte dei difensori della natura,  e inventare nuove tecnologie rispettose dell’ambiente solo perché ci si fanno altri soldi. La verità è che siete una specie infestante.
Un po’ indignato e innervosito ho risposto che va bene, ho capito l’arringa  e tutti i capi di accusa, ma come facevano loro a conoscere i problemi del mondo e i suoi luoghi rimanendo isolati nel bosco.
- Indovina un po’, mi ha risposto Arnudh, cosa credi? Leggiamo i pensieri e sentiamo le chiacchiere dei pochi che passano da questo sentiero, poi a turno, dopo il tramonto, ci rechiamo nei villaggi vicini e ascoltiamo, guardiamo attraverso le finestre l’orrore del mondo  rappresentati giornalmente dalla televisione e dalla radio. Che tristezza, che squallore. Ci fate un po’ rabbia e un po’ compassione. Possibile che non sapete far altro che complicarvi la vita?
- Già, rispondo, hai un po’ di ragione.
- Lo so benissimo, risponde Arnudh.
- Ma come fate a raggiungere i villaggi la sera con le gambette che avete?
Mi guarda indispettito, poi risponde che hanno mezzi veloci e affidabili: volpi, caprioli, faine, camosci. Tutti collaboriamo qui.
- Capisco. Ma com’è , chiedo ancora, che eri vicino al sentiero invece di nasconderti come fate di solito.
- Primo per difendere l’ingresso della nostra casa da intrusi indesiderati che lo coprono con pietre, secondo perché aspettiamo ospiti.
- Ospiti? Chiedo io incredulo. Mentre parlo mi accorgo che si è fatto scuro, è praticamente notte e il bosco è diventato minaccioso e impenetrabile. Comincio ad aver freddo.
- Certo, ogni anno passa da qui Emmanuel, se non ci avessi disturbato avremmo finito di collocare le lanterne per segnare il cammino agli ospiti, mi risponde Arnudh.
- Emmanuel? Chiedo io.
- Si, passa ogni anno  il 24 sera da qui.
- Strano, dico.
- Mica tanto, risponde lui. Emmanuel lo festeggiate anche voi ma non sapete più chi è.
Rifletto un attimo, poi mi scatta un’idea. Non dirai Gesù, Gesù bambino?
- Bravo! Vedi che se ti impegni non sei poi così stupido.
- Grazie, rispondo io ironico.
- Vai pure a casa tua e lasciaci tranquilli a preparare l’incontro con loro.
- Loro? Non avevi detto che era Emmanuel?
- Certo, ma lui ogni anno rinasce ed è un bimbo indifeso e freddoloso. Lo porta in braccio un omone grosso da far paura, un certo Cristoforo…
- Ma dai! Ancora esiste San Cristoforo?
- Esatto. Ma vai pure a casa, tanto non lo vedrai. Solo ai semplici, ai puri di spirito e a chi sa stupirsi con innocenza si rendono visibili. A chi crede in Lui, a chi crede alla Creazione e alla Fantasia. In chi crede a ciò che vede con gli occhi del fanciullo nascosto dentro, anzi, sepolto dentro da troppo tempo per voi. Non credi ai gnomi e ne hai uno davanti, figurati se puoi pretendere di vedere lo Spirito Creatore dell’Universo. Devi fare un bagno di umiltà, lasciar perdere il cinismo e le delusioni che hai nel cuore e guardare con gli occhi di un fanciullo aperto allo stupore la realtà. Non ce la farai mai, sei troppo uomo.
- Posso provarci, non credi? Intanto comincio a credere che Arnudh esiste davvero.
- Bravo, sei sulla strada giusta. 
- Allora, dico io, posso provare a fermarmi?
- Va bene, provaci, anche se non garantisco il risultato dal momento che hai un cuore incrostato di mille zavorre inutili, soprattutto non muoverti assolutamente da lì, non parlare e non pretendere di voler capire e valutare tutto ciò che vedrai.
- Io ci provo, rispondo.
Mi viene in mente che a quest’ora mia moglie sarà in pensiero. Decido di telefonarle per avvisarla. Le dico che ho avuto un guaio con l’auto e che aspetto che il meccanico  mi venga ad aiutare. Dopo una pausa mia moglie chiede: non è una scusa? 
- No! rispondo in modo deciso.
Si tranquillizza.
Nel mentre lo gnomo con alcuni suoi amici ha cominciato a piazzare delle piccole lanternine lungo il sentiero. Da bravo razionale gli chiedo come mai mettono luci se deve passare il Creatore che è Onnipotente e Onniscente.
- Me l’aspettavo questa domanda, dice lo gnomo, sei sempre troppo terra-terra. La luce è un segno, un simbolo che fa capire ad Emmanuel che c’è gente che lo aspetta, lo desidera, lo vuole aiutare nella sua fragilità di neonato, chiaro?
- Eccome! rispondo, ma passa da qui per far cosa, per andare dove? 
Viene nei nostri territori – risponde Arnudh - perché sa che noi vivendo in armonia con la natura, la vita, fra di noi, Lo celebriamo con una vita semplice e lo stupore di ogni giorno per la bellezza del creato e delle creature, per il prodigio di esistere, pensare, provare gioia e riconoscenza reciproca negli amici, nella famiglia, nell’aiutarsi quando necessario, nel tollerarci nei nostri difetti, l'umiltà di non sentirci superiori ma complementari agli altri, l'onestà di riconoscere che abbiam bisogno gli uni degli altri. Insomma viviamo ringraziando di esistere, per non tradire la semplicità in ogni cosa, per godere delle stagioni, dello spettacolo del cosmo, della compagnia delle stelle. Il nostro pregare non è fatto di formule, riti, parole, parole ripetute distrattamente, ma di gioia di esistere e di riconoscenza per le meraviglie in cui siamo immersi. Tutte cose che voi avete dimenticate, rimosse, disprezzate. Per questo siete infelici, vi odiate, invidiate, fate le guerre, vi mentite, vi ammalate nell’anima, nella mente, siete innamorati solo di voi stessi, egocentrici, narcisisti. Hai mai sentito parlare di una guerra fra gnomi, di uno sterminio di gnomi?
- No, rispondo, non credevo neppure che esistessero gli gnomi, figurati. Adesso che ci penso hai ragione, non son mai stati trovati campi di battaglia con resti di gnomi, campi di concentramento con gnomi. Già. Che bello.
- Vedi che cominci a capire di quali Verità avete bisogno per la vera felicità? Avete bisogno di smettere di cercarla, di volerla costruire, di credere che siete voi a trovarla e non lei a trovare voi quando meno ve l’aspettate, di doverla comprare, mostrare. Dovete smettere di cercare di essere differenti da quel che siete veramente. Ognuno di voi, di noi ha dentro un progetto, un talento da esprimere. Seguitelo, non fatevi condizionare dagli altri. E chi non ha talento, non ha particolari virtù o forza, bellezza e genialità da valorizzare, ha sempre, dico sempre, un tesoro incommensurabile da donare: l’amore, la tenerezza, un sorriso, la pazienza, una parola gentile, un affetto da donare, una mano per stringere un’altra mano, un braccio per sostenere, due braccia per abbracciare. Dici poco?
Già, hai proprio ragione coso. scusa, Arnudh.
- Vengo alla tua domanda uomo. Emmanuel passa da qui per recarsi da chi ha perso la speranza, l’amore per la vita, da chi non ha trovato amore pur avendo amato, da chi non ha nemmeno i soldi per fare un presepio. Gli regala il vero Gesù bambino. Và a riscaldare i cuori da chi non ha nemmeno di che riscaldare la casa. Ci và coperto di poveri tessuti per dire loro: so benissimo cosa provate, cosa soffrite.
Ed ecco che dal fitto del bosco compare in lontananza una tenue luce diffusa che oscilla come la lanterna di un viandante. 
Smettiamo di parlare e ci facciamo da parte sia lo gnomo che io. Dopo qualche attimo mi cade lo sguardo sul sentiero e sia da una parte che dall’altra vedo che silenziosamente sono comparsi moltissimi altri gnomi di diversa età, zitti, zitti.
Passa un tempo che pare interminabile poi ecco comparire una immensa figura d’uomo con barba e abiti di pelle di capra, col bastone da viandante e in braccio un bimbo bello, bellissimo. La luce che si notava in distanza non era di una lanterna, ma proveniva dal petto luminoso delle due figure, proprio lì, all’altezza del cuore. Sia io che gli gnomi spalanchiamo gli occhi quando passano vicino a noi. Il Bimbo guarda pensoso davanti a se, come se non vedesse l’ora di arrivare da chi soffre, chi è triste e solo. Solo l’omone, San Cristoforo, gira lo sguardo verso di noi e increspa le labbra in un accenno di sorriso.
Si allontanano lungo il sentiero e la luce che emanavano pare rimanga ancora un attimo con noi, giusto il tempo per scoprire che lungo il sentiero son sbocciati fiori in pieno Inverno, maturate fragole, lamponi, mirtilli. 
Lo gnomo mi guarda e con un sorriso mi dice che si, tutti gli anni quando passa Emmanuel c’è questo risveglio della natura. Emmanuel è il Signore della vita, genera la vita e i frutti maturati. sa che li raccoglieremo per aiutarci a superare l’inverno.
Sono senza parole. 
A un certo punto lo gnomo un po’ bruscamente mi richiama alla realtà dicendo che comincia a far proprio freddo, che è ora di rientrare nelle rispettive case e che se per caso me ne fossi dimenticato – dice con tono severo - sarebbe bene che io togliessi la pietra dall’ingresso della sua casa sotterranea. Cosa che faccio immediatamente.
Rispondendo alla domanda che non avevo ancora espressa lo gnomo mi dice di non aver paura, il sentiero è tutto segnato dalle lanterne messe da loro. Piccolissime in verità, quasi delle lucciole immobili, ma sufficienti a tracciare il cammino.
Guardo lo gnomo e gli sussurro grazie.
Quello mi gira burbero le spalle e mentre si incammina verso l’ingresso della casa sotterranea mi risponde: vai, vai che fa freddo. Ricordati di questa sera. Il vero miracolo non è spostare le montagne, ma far nascere l’amore e la misericordia dentro ogni essere vivente. Vai!
M'incammino, ma dopo due passi mi giro e chiedo: ma allora esistono anche gli angeli? Non si vede più nessun gnomo, ne Arnudh ne i suoi compagni. Da un punto imprecisato del bosco una voce risponde: dipende da con quali occhi guardi il mondo. Poi silenzio, buio, freddo, più nulla
Cammino fino ad uscire dal bosco come stordito. Raccolgo le idee, cerco di ricordare i fatti successi, le parole sentite, la visione di Emmanuel.
Avvio l’auto e vado verso casa. Entro in garage e quando salgo le scale slacciandomi la giacca vedo che al centro del petto emana una luce debole, velata ma reale, proprio lì, vicino al cuore. Mi hanno contagiato!
Quando entro in casa mia moglie dice: era ora , sai che ora è? Stai bene?
Ed io: mai stato così bene, piccola.
Allora – continua lei – togliti le scarpe prima di entrare perché sono luride di fango.

Buon Natale 

(dal libro “racconti veramente veri e immaginari” di Leopoldo Neri )








venerdì 31 maggio 2019

PAOLO MANNU , SONO 9 ANNI.......



“ Ehi, c’è qualcuno ?  Ci siamo persi ! 
Ci sono troppe persone che ci dicono cosa fare e cosa pensare e altrettante che ci dimostrano che è tutto opinabile, falsificabile  quello che abbiamo creduto e ci hanno detto finora. 
Aiuto !! “
01/06/2019

Rieccoci - Paolo - a ricordarti e dirti il bene di tutti quelli che ti hanno conosciuto e a cui manchi sempre di più.

I segni dell’invecchiamento sono tanti, lo sai. I capelli bianche, le rughe, i doloretti, meno entusiasmo, più scetticismo, preoccupazione per il futuro, la falsa convinzione di aver imparato come funziona la Vita, i giovani che non capiamo e non ci capiscono, i valori che non ci sono più, il fiatone a camminare in salita, incontentabili e brontoloni, etc. etc. Doverti aggiornare sulle cose che capitano qui, sul turbinio di stranezze e sugli effetti della velocità crescente in ogni settore della civiltà e delle relazioni umane richiederebbe un volume ponderoso e non una letterina come questa. E sarebbe una fatica inutile, perché fra pochi mesi, appunto, tutto sarebbe sepolto da altre notizie, cambiamenti, contradizioni, etc. Forse è questo il progresso, forse è la folle corsa verso il precipizio dei topi ( noi ) incantati o storditi da Pifferai Magici.

Se tu fossi ancora da questa parte del Tempo, Paolo, son certo che ci aiuteresti a interpretare un po’ le cose e col tuo entusiasmo a inventare qualche speranza, qualche soluzione.

Qualcosa si è rotto, Paolo.

I colori non sono più così vivi e raramente suscitano emozioni; le parole han perso significato e dignità; avere degli ideali e dei valori è considerato quasi un crimine che richiama – come per un riflesso condizionato – solo gli errori ed orrori del ‘900 e non piuttosto progetto di speranze, di sogni e di energia per migliorare il mondo; i sentimenti son considerati patetica zavorra. Siamo se consumiamo, se scavalchiamo, se godiamo, se dimentichiamo che c’è un prossimo che soffre senza colpe, se abbiamo “followers” ( ti spiegherò poi cosa vuol dire ). Le persone si trasformano pian piano in piccole monadi con le pareti di cristallo che riflettono sempre e solo ciò che amiamo sempre di più: il Narciso che c’è in noi e che questa modernità delirante, accelerata e consumistica alimenta, giustifica, enfatizza, benedice. Se questo è il mondo liquido teorizzato da Bauman, allora ci siamo dentro fino al collo.

C’è sempre più bisogno, ma sempre meno posto, per la poesia, la gentilezza, la bellezza in questa contemporaneità sempre più estranea all’umano, all’armonia, alla solidarietà.

Dici che tutto ciò è il sigillo dell’autodistruzione di questa specie infestante dell’ecosistema Terra? Vabbè.

Ci manca più che mai la tua presenza provocatoria, gentile, riflessiva e il tuo essere servizio, consiglio, compagno di viaggio.

Ci salutiamo con la dolce melanconia di una poesia :



COME TUTTO SCOMPARE



Come tutto scompare veloce

quando viene sera, e il sole se  ne va

oltre le colonne d’Ercole

a fare capriole sull’Atlantico.

Il Mare Ligure si appiattisce in una lastra

che non lo diresti più nemmeno un mare

e una muraglia nebbiosa di rosa

sporco si disfa come la scia luminosa

dell’aereo, unica traccia rettilinea nel cielo

che sembra averlo bucato per andarsene

più in là.



Come tutto scompare, come breve

è il giorno per chi ne ama l’essenza

come breve la notte che si preannunzia

nitida di luna a gobba crescente

come tutto ritorna e ritorna

al niente.



come è corto Febbraio

come corta la vita

per chi ne ama l’essenza

inaccessibile, infinita.

                                    ( Giuseppe Conte )


giovedì 31 maggio 2018

PAOLO MANNU 2018

Invecchiando si perdono tante cose: ideali, speranze, certezze, ingenuità, amori, forza, salute. Non si perde la memoria del cuore e di chi ci ha dato molto di se e del suo progetto esistenziale. 
Grazie sempre Paolo.



01/06/2018

                           LE PAROLE


Annodammo la nostra infanzia ai capelli delle nuvole

e non fu la pioggia, fummo la pioggia;


la mano dell’uomo ci sradicò dall’aria

e lungo il canyon della nostra pelle
attecchì il pensiero;

le nuvole furono scrittura,
la nostra voce un nodo sciolto,
noi da una parte , da un’altra parte il cielo.

( Pierluigi Cappello )

mercoledì 31 maggio 2017

UN CERTO PAOLO MANNU



01/06/2017

Rieccoci Paolo per dirti forte, una volta all’anno che, in realtà sei presente nei nostri pensieri, nelle nostalgie e nei discorsi di tutti ogni giorno. E’ così che riusciamo a far si che tu non sia veramente stato rapito ai nostri sguardi, a far sì che possiamo continuare il dialogo e le riflessioni iniziate tanti anni fa.
Ho letto (ricordi le lunghe chiacchierate parlando di libri, articoli di giornale, poesie che ci siamo fatte ?) un articolo che mi ha suggestionato come se fossero parole pronunciate da te, che contengono tratti del tuo spirito, della tua idealità onesta e generosa, del tuo desiderio di un mondo migliore, giusto, equo, umano, meno volgare. Dimmi se non ci sei tu dentro queste frasi:

“…Sogno un mondo dove ci sarebbe spazio per virtù come la delicatezza, la dolcezza, il controllo di sé, la lungimiranza dei sentimenti, tutte componenti del pudore e tutte pietre fondanti di un approccio non violento alla vita. Oggi siamo prigionieri di diktat comportamentali duri, irrispettosi, violenti, volgari. Sembra impossibile sottrarsi alla legge del più forte, del  più arrogante, del più veloce. Il pudore può essere invece una forza tranquilla che ci permette di desistere da questi atteggiamenti, lasciandoci riscoprire la complessità delle cose, dei rapporti, delle relazioni.
Si può immaginare allora una vita più ricca di poesia, di meraviglia, di emozioni. Una vita meno frastornante, meno stressante, meno psicotica. Una vita fatta di piccoli gesti e attenzioni, di leggere intuizioni e consigli, di dolci sostegni. Si scoprirebbe un mondo pacifico e caldo, fatto di rispetto, di altruismo, di amore. Un mondo dove ognuno è degno, ognuno è uguale, ognuno è portatore di speranza. Lontano mille miglia dal mondo della competizione, della sopraffazione, del trionfo dell’individualismo” .

( Christoph Baker )



E tu, ben lo sappiamo e lo ricordiamo, in ogni tuo gesto cercavi di costruire il mondo in cui ti sarebbe piaciuto vivere, in cui avresti desiderato che si potessero muovere i tuoi figli e nipoti. Come vedi la realtà è ben altra cosa dal tuo sogno, con disprezzo dell’altro visto come intruso, ostacolo alla realizzazione paranoica dell’Ego o al massimo come “risorsa” da usare cinicamente, da sfruttare, da considerare solo in funzione di un tornaconto personale. Ce n’è di strada da fare ancora Paolo per umanizzare l’umanità e ci sarebbe bisogno del tuo aiuto, accidenti. Venti di guerra; governanti che sono o folli megalomani e tiranni o insignificanti umanamente e culturalmente, incapaci e squallidi ladri di galline; ricchi che han vinto la loro lotta di classe diventando sempre più ricchi a danno dei poveri sempre più poveri e senza speranza; un futuro incerto per i nostri figli come non mai. Che dire, Paolo, da ormai vecchi idealisti? Aiutaci a non perdere almeno la capacità di sperare, di sognare, di innamorarci malgrado tutto della vita, della sua bellezza. Di non lasciarci seppellire da vivi nella rassegnazione e dal senso di sconfitta.

venerdì 30 dicembre 2016

Natale laico, ma per davvero



“Babbo Natale non esiste”: direttore d’orchestra gela i bambini e viene cacciato dall’organizzazione
Fiumi di proteste sui social network dopo la frase del maestro Giacomo Loprieno durante lo spettacolo Disney in Concert: Frozen andato in scena all’Auditorium di Roma ( La Stampa 31/12/2016)

Basta letterina di Natale, mi son rotto le…. !
Chiedo scusa se è una sorta di ripetizione rispetto al post precedente, ma la misura è colma.

D’altronde il Natale non esiste più, son riusciti a sterminarlo. Non c’era riuscito l’Illuminismo, ne il Comunismo, ne l’Islam. Ce l’abbiamo fatta tutto da soli, lentamente , inesorabilmente, scientificamente.
Un po’ alla volta la magia dei doni come premio col ruolo anche educativo alle regole della vita prima ancora che della promessa di un Superpremio inteso come Paradiso per i Giusti, si è banalizzata.  Anche nella società il premio è la risultante di impegno, correttezza, solidarietà, onestà. Almeno così dovrebbe essere. E non cominciamo a fare l’elenco dei politici, carrieristi, lecchini, i Corona, le zoccole, i mafiosi, gli amministratori corrotti, ipocriti e i preti falsi da superattico a Roma che si arricchiscono e vivono alla grande senza meriti. Spesso li acciuffano e li processano e la pagano.
Torniamo al dunque.
Nessuno si è scandalizzato del fatto che nel giro di pochi anni si sono azzerati  due millenni di cultura cristiana ( uso questa locuzione per uscire dalla scelta individuale di fede e di scelta religiosa ) in questo modo:
1.       Sostituendo  Gesù Bambino quale portatore di doni con un certo sedicente Babbo Natale.
2.       Proibendo nelle scuole i presepi, i canti natalizi che anche solo lontanamente parlino di Gesù e sostituendole con generiche canzoni con la neve, le renne ( quante ne avete viste dal vero ?), l’amore, l’amicizia. In nome di chi se il mondo è oramai una pentola a pressione carica di egoismo, superficialità, narcisismo, nichilismo devastante, solitudine informatica e consumismo consolatorio manipolato?
3.       Il calendario di Avvento  pian piano ha eliminato le figure  che anche lontanamente possono richiamare la Fede Cristiana e si è trasformato in una serie di stucchevoli immagini “invernali” , di “interni felici con famiglia”, di slitte e cervi all’orizzonte. Se non addirittura di “premi” ipercalorici quotidiani dietro immagini assurde del calendario della Ferrero. Boh?
4.       I bimbi scrivono la letterina  a Babbo Natale  e non a Gesù Bambino . E’ una frottola, vero, quella che la letterina la leggerà  Gesù Bambino  e che esaudirà i desideri? Certo. In onore del principio di realtà aboliamo la letterina a Gesù, ma per piacere anche quella all’odioso e consumistico  Babbo Natale  CHE NON ESISTE  se non nei perimetri dei supermercati e mercatini natalizi!
5.       La magia del dono è sparita comunque. Un tempo era gioia ogni cosa che, inaspettata , arrivava. Da un mandarino a un paletò nuovo e finalmente della misura giusta, dalle biglie di vetro colorate alla grù che nemmeno desideravi ma ti sorprendeva. Ora indottrinati e plagiati dalla televisione e dal fottutissimo smartphone i bambini sanno di preciso cosa desiderare e ordinare a quel coglione di Babbo Natale nel tripudio delle voglie alla moda. Se poi la famiglia in difficoltà economica non esaudisce i desideri del Piccolo Imperatore ( I FIGLI ) apriti cielo.
6.       Nessuno (se non per qualche strumentalizzazione politica) si è indignato per l’azzeramento della cultura del Natale in onore della laicità dello Stato e per non urtare la sensibilità di immigrati di altre fedi. Continuando così l’Islam ( per dirne una ) conquisterà l’occidente senza colpo ferire: facciamo tutto da soli vergognandoci di quel che siamo. Se devo dire la mia sarebbe anche importante laicizzare lo Stato abolendo l’obbligo di parlare italiano come lingua comune: potrebbe offendere la sensibilità e le radici culturali  degli ospiti …….
7.  Postilla. Scandalo immenso, invece, per il fatto che un direttore d’orchestra si è preso la briga di dichiarare che Babbo Natale non esiste. Non so se verrà pubblicamente frustato o processato o se verrà radiato dalla categoria dei direttori d’orchestra per aver detto una verità ( antimodernista e anti consumista ).
8.       Proposta ( e la pianto lì ): dal 2017 in nome della modernità e laicità dello Stato dovrebbe essere tassativamente proibito con penali e processi di nominare il Natale in ogni tipo di pubblicità commerciale che ci perseguita per 6-8 settimane prima che arrivi quel famoso 25 Dicembre. Sempre in nome dello stato laico, della pluralità delle culture e per una ruffiana furbizia commerciale ( e se gli islamici non comprassero il panettone, i giochi, le palle per l’albero – altro simbolo pagano - etc. perché espressione di una fede eretica e condannata?).

Basta prostituirsi in nome del profitto e offendere la sensibilità dei Cattolici veri ( In Italia battezzati e quindi cattolici saremmo il 91%, quelli praticanti molti meno, ma pur sempre 30 milioni di “italiani”.
Buon anno malgrado tutto.

martedì 31 maggio 2016

Paolo Mannu e il tempo sospeso


Ciao Paolo
Se vuoi sapere qualcosa di quaggiù cominciamo con le cose belle. Hai visto che splendida festa in tuo onore l’estate scorsa in piazza a Morgex?
Era stracolma di persone che conservavano, ciascuno, un brandello immortale del tuo passaggio nel mondo. Ci hai fatto di nuovo sorridere, inumidire gli occhi, riflettere, commuovere, stupire con la tua parola, l’inventiva, l’amore dichiarato per il territorio e la gente di Morgex. C’erano tua sorella con Christiane. Avevamo tutti la necessità di confidarci il peso del tuo vuoto, narrare un aneddoto, confessare una intima sensazione, la bellezza della tua generosità e passione per l’impegno a tutto campo: sociale, lavorativo, familiare, culturale, interpersonale. Una rievocazione come quella non è da tutti, Paolo, no, credimi.
Noi qui del mondo, dell’uomo, del senso di tutto ciò ci capiamo sempre un pò meno, cerchiamo significati che come mosche sfuggono appena credi di averle afferrate;  fingiamo di avere delle certezze e di sapere dove vogliamo arrivare. Facciamo allora l’unica cosa che possiamo: provare ogni giorno a ripartire e continuare a vivere. E dire parole, scrivere parole per non perderci, per inventare emozioni, per tentare di strappare all’oblio il bello, il giusto, il vero, un sentimento. Come tu sapevi fare in modo sublime e come è descritto in questo brano che ti offro.

“ I monti  incombono sulla vita e sulla morte e su queste case che si stringono una all’altra sulla lingua di terra. Viviamo nel fondo di una conca, il giorno passa, si fa  sera, si riempie a poco a poco di tenebre, poi si accendono le stelle. Brillano in eterno sopra di noi, come se portassero un messaggio urgente, ma quale, e da parte di chi? Cosa vogliono da noi, o forse piuttosto, cosa vogliamo noi da loro?
C’è ben poco di noi, oggi, che evoca la luce. Siamo molto più vicini alle tenebre, siamo quasi tenebra, l’unica cosa che ci resta sono i ricordi e poi la speranza che si è però affievolita, continua a poco a poco a estinguersi e presto somiglierà a una stella fredda, un lugubre blocco di roccia. Eppure un paio di cose sulla vita le sappiamo, e anche sulla morte, e possiamo dirle: abbiamo fatto tutta questa strada per incantarci e per smuovere il destino.………..
Vita e ricordi che si sono consumati secondo l’implacabile legge del tempo. E’ questo che vogliamo cambiare. Le nostre parole sono come squadre di salvataggio che non rinunciano alla ricerca, il loro scopo è riscattare gli eventi passati e le vite ormai spente dal buco nero dell’oblio, e non è compito da poco, ma può anche darsi che, chissà, magari salvino anche noi, prima che sia troppo tardi. Per il momento basta così, ti consegniamo le nostre parole, queste squadre di soccorritori smarriti e dispersi, insicuri del loro ruolo, tutte le bussole rotte, le carte geografiche strappate o superate, ma tu accettale comunque. Poi, staremo a vedere.“
Da “Paradiso e Inferno“ di Jon Kalman Stèfansson


Ciao Paolo, continua a farci sentire la tua presenza.